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mercoledì 27 aprile 2016

E improvvisamente tacque


Ho conosciuto e amato subito di amore assoluto e imperituro Lev Tolstoj a 14 anni, e mi è naturale cercare di tenere a mente quanto ha scritto, farne tesoro, provare a imparare da lui tecniche narrative, e poi vita, persone, fatti, esempi, caratteri, idee, incoerenze, insuccessi, umane meschinità e debolezze.


                                                              Lev Tolstoj

Mi ero ripromessa che qui non avrei scritto citazioni se non in casi particolari, ma questa citazione, in particolare la sua chiusura, credo sia uno dei moniti più importanti che si possano ricordare.
«Sì, tutto è stato come non avrebbe dovuto essere», si disse, «ma non importa. Si può, si può fare come dovrebbe essere. Ma come dovrebbe essere?» sì domandò, e improvvisamente tacque.
Lev Tolstoj, La morte di Ivan Il’ič

giovedì 14 aprile 2016

Artisti artigiani, ovvero far bene le cose sempre. The Sonnets di W. Shakespeare

Voglio dire, se sei quello che ha scritto Hamlet, per dirne una, o Macbeth, o Romeo and Juliet o King Lear, e molte altre opere teatrali dove hai saputo raccontare le sfumature tutte dell'animo umano, ti puoi anche divertire e cercare versi leggeri, e così puoi scrivere, toh, dei sonetti.



   Portrait of William Shakespeare by John Taylor © National Portrait Gallery, London  

L'ho sempre un poco visto così, il "mio" Willy: capace di sviscerare gli animi e le intelligenze, smascherare meschinità e descrivere grandezze, senza giudicare, senza moraleggiare, semplicemente raccontando. E poi, quasi in vacanza, in pausa tra una seria fatica e l'altra, magari sotto a un albero, o posato a un muretto divisorio tra un campo e un orto, o al tavolo di una malfamata locanda, con la solita serietà dell'artigiano che fa sempre bene il suo lavoro, farsi utili i sonetti, scrivere versi for pleasure, ma non per questo buttarli giù come vengono, con l'atteggiamento del "come pijo pijo tanto sò già famoso", che a dirsela tutta avrebbe anche potuto dirlo, era William Shakespeare, lui, eh. The Sonnets sono sempre stati questo per me: l'avvertimento di Shakespeare agli artisti. 
Racconta o rappresenta con devozione e cura, fai al tuo meglio il tuo lavoro qualsiasi lavoro sia, allestisci con cura assoluta ogni cosa porti il tuo nome. In pratica, sonetti o opere teatrali, rivolto a un pubblico vasto o ad una singola persona, tutto va fatto al meglio, o non si chiama arte. Perché i sonetti saranno anche brevi e leggeri, ma son arte pure loro se li scrivi come si deve.

E non si può non leggerne uno, che perdonate ma è il mio preferito.

Sonnet 130


My mistress’ eyes are nothing like the sun;

Coral is far more red than her lips’ red;

If snow be white, why then her breasts are dun;

If hairs be wires, black wires grow on her head.

I have seen roses damasked, red and white,

But no such roses see I in her cheeks;

And in some perfumes is there more delight

Than in the breath that from my mistress reeks.

I love to hear her speak, yet well I know

That music hath a far more pleasing sound;

I grant I never saw a goddess go;

My mistress when she walks treads on the ground.

And yet, by heaven, I think my love as rare

As any she belied with false compare.

(William Shakespeare, 1564 - 1616)





venerdì 8 aprile 2016

Meditate, gente, meditate

"The only thing that can console one for being poor is extravagance. The only thing that can console one for being rich is economy." Oscar Wilde, "A Few Maxims For The Instruction Of The Over-Educated" (1894)