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martedì 22 marzo 2016

Johnny, e i pianoforti di Liverpool


Da qualche anno, mi capita di andare a Liverpool d'estate. Ci passo veloce qualche ora, giusto il tempo di passeggiare sui docks per sventolarmi i capelli (Liverpool è una città parecchio ventosa, sappiatelo). 


                               Liverpool (foto che ho scattato da finestra con vista)

Una città che a me, al di là di tutto quel che può offrire, richiama un nome: Beatles. Non parlerò di loro, perché certe cose son troppo private: se proprio devo dirne qualcosa, sappiate che amo i Beatles e le loro canzoni, che mi hanno consegnato mondi ed emozioni, e che sono affari miei. 
Parlerò di Liverpool e di musica, comunque, e di come pianoforti colorati siano stati seminati qua e là per la città così che la gente, ma proprio chiunque tra la gente, possa sedersi allo sgabello e suonare.

        tipo qui:



 A me, è capitata questa cosa a Liverpool One (enorme centro commerciale) a cui ogni tanto ripenso e un motivo ci sarà. Perché stavo camminando sotto una pioggia appena accennata (del tipo che dopo un poco che sei in Inghilterra manco più ci badi) quando ho sentito che qualcuno, al pianoforte lungo la passeggiata principale, stava suonando. Era un tipo di quelli che capisci subito che la musica la conoscono, la suonano per il gusto di suonarla per sé, e lo fanno con quel talento che si traduce in naturalezza, e il trasporto felice che è un tratto tipico dei semplici: giocano con i tasti e tu, che ascolti, te la godi. Si intuisce facilmente dai miei discorsi che non sono una critica musicale, non me ne intendo, ma se qualcuno suona in un modo che mi ferma, non so: io dico che qualcosa vale. Mi sono messa ad ascoltare, e l'ho fatto a lungo. 
A suonare era Johnny, così mi ha detto di chiamarsi. Cappello un po' vissuto in testa, un tipo con gli occhi cerulei del nord, la pelle segnata dal vento dei docks, lo sguardo sereno di chi capita per caso a una festa e se ne sta in disparte, e il sorriso umile e imbarazzato davanti a un complimento che vorrebbe essere una ola.
Johnny suona, canta, e qualcosa attorno a lui si muove. Non chiedetemi come faccia, ma è così. Forse è la musica, o il suono del piano, o l'aria di Liverpool, o lui che ha il talento di un dio. Non lo so. Gli ho chiesto da dove venisse, ma lui è stato vago. Però mi ha detto dove mangiare bene ai docks, dove trovare birra di un buono vero, quali pianoforti di Liverpool hanno l'acustica migliore. Poi, con un sorriso timido, mi ha detto: "divertiti".
Non so dove sia adesso, Johnny. Forse a farsi una birra di quelle vere. Io conto di ritrovarlo, a luglio, perché come lui pochi.
Johnny, timidamente ripreso: Johnny

6 commenti:

  1. Mi piace quello che hai scritto, ci trovo molto di me: il vento, i Beatles, i pianoforti. La musica.
    Suonare senza essere obbligato a farlo, in mezzo alla gente che non è obbligata ad ascoltare, libero di essere ciò che vuoi.
    Prima o poi lo farò anch'io. Forse.
    Sandro

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    1. cerca un piano tra la gente e suona, Sandro. Io dico che ti si noterà :) ma nessuno saprà chi sei. Una cosa che sa di libertà. Un abbraccio

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    2. cerca un piano tra la gente e suona, Sandro. Io dico che ti si noterà :) ma nessuno saprà chi sei. Una cosa che sa di libertà. Un abbraccio

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  2. Quando tornerai a Liverpool segui la musica, ritroverai Johnny.

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