E noi lo riascoltiamo. Perché certe lame vanno rigirate.
Leonard Cohen, In My Secret Life
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sabato 12 novembre 2016
mercoledì 26 ottobre 2016
domenica 11 settembre 2016
"La brevedad puede ser infinita"
"La brevità può essere infinita". Così si presenta Andrés Neuman nel suo blog microrréplicas: frase semplice (ma in rosso) sopra il disegno stilizzato del suo viso. Come dire: io son questo.
E non scherza.
Nei suoi testi, la scarnificazione dei contenuti e il centellinare delle parole portano il lettore dentro alla storia e poi lo ributtano fuori, a immaginare il "non detto" perché evocato ad ogni riga.
Io non posso non dirvelo che questo giovane scrittore è talento che incanta, senza intimidire. Semplicità apparente, lavoro di cesello.
Leggetelo: è una folgorazione.
LE Cose che non Facciamo, ed SUR
E non scherza.
Nei suoi testi, la scarnificazione dei contenuti e il centellinare delle parole portano il lettore dentro alla storia e poi lo ributtano fuori, a immaginare il "non detto" perché evocato ad ogni riga.
Io non posso non dirvelo che questo giovane scrittore è talento che incanta, senza intimidire. Semplicità apparente, lavoro di cesello.
Leggetelo: è una folgorazione.
LE Cose che non Facciamo, ed SUR
Andrés Neuman alla libreria Zabarella a Padova, il 7 settembre 2016
mercoledì 3 agosto 2016
La Sigaretta, un micro racconto
Consentitemelo, perché queste sono boe per me
(racconto pubblicato in data odierna, 3.8.2016)
La Sigaretta, by Elena Gottardello
La Sigaretta, by Elena Gottardello

Colette
sabato 11 giugno 2016
Due metri per tre
Due metri per tre (per l'esattezza 202x301,5) è la misura di un dipinto a olio su tela appeso nella Room 41 della National Gallery di Londra, giusto davanti a una grande porta di legno, in fondo alla sala. Credo sia un effetto voluto: tu arrivi dall'atrio, dopo la Room 43 (non passate per la Room 34), lasci sulla destra la Room 42 e per accedere alla sala 41 spingi la maniglia di ottone, l'elegante porta scivola, passi dentro, e il dipinto sta lì, piazzato davanti a te. In due metri per tre di bellezza elementare. Entri nella sala e già ne sei fuori perché passi dritta dritta sull'erba del dipinto.
Bathers at Asnières (1884) è una scena semplice, di gente semplice, che fa una cosa semplice in una giornata semplice. Ma non c'è nulla di scontato e casuale e banale. La tecnica maniacale e perfetta dell'esecuzione si traduce in freschezza sulla tela: dei gesti, della scena, dei soggetti. La placidità di un pomeriggio domenicale, in riva alla Senna in un sobborgo parigino, operai che riposano in silenzio nei loro abiti buoni e pratici. Nessuno parla, in questo dipinto, e si avverte subito: l'unico suono che arriva è acqua che scorre, la coda del cane che scodinzola e accarezza l'erba, brezza, scivolare di una barca, il fischio del treno lontano. Immagino il richiamo di un gabbiano fuori dall'inquadratura. Gesti solitari e rilassati, sguardi semplici, in cerca di bellezza dopo una quotidianità grigia.
Georges Seurat ha creato questo dipinto con cura: me lo immagino mentre associa colori e ne studia l'effetto, prova e scarta e riprova, fino a ottenere l'effetto che lo convinca.
Chapeau, Monsieur Seurat.
Godetene
Bathers at Asnières qui
domenica 15 maggio 2016
Salone e dintorni, ovvero punti fermi e caos
Andare al Salone del Libro di Torino è diventata per me una tradizione. Ci vado perché ci ritrovo persone a me assai care, in una città asburgica ma tenera, mai avara per me di sorprese.
Entrare al Salone significa sperimentare quella che credo possa essere stata Babele la Mitica: in un immenso ambiente, alto e suddiviso in un numero enne di settori, tutti parlano contemporaneamente e più o meno vedono di capirsi. Il punto non è ascoltare, ma il fatto di essere lì. Ci sono gli incontri, frenetici e spezzettati, tra uno stand e l'altro, con l'incessante onnipresente eco di frasi passi risate, pianto di bimbi e selfie tra amici, mordicchiare di panini e palloncini svolazzanti, volantini e musica, pulviscolo di frasi e suoni, tutto in un'onda continua di libri che si spostano di mano in mano, di scaffale in scaffale. Non mi interessa parlare delle considerazioni affaristiche degli editori, ma pensare ai lettori, che ritrovano, dentro a quel salone, chi ha inventato e raccontato le storie che hanno amato o stanno amando: scoprono pure che si tratta di gente molto normale ma ahime assai convinta di non esserlo affatto. Il Salone è una forma contemporanea di bolgia infernale, con tanto di app e illustri partecipanti. E come tutte le bolge ha il fascino ed il magnetismo che il paradiso se li sogna, e così continuiamo a frequentarlo, come in una caotica e frammentata gita. Al Salone si ritrovano vecchi amici: Giorgio Vasta, qui con Aldo Nove per "Anteprima Mondiale", ed. La Nave di Teseo
Entrare al Salone significa sperimentare quella che credo possa essere stata Babele la Mitica: in un immenso ambiente, alto e suddiviso in un numero enne di settori, tutti parlano contemporaneamente e più o meno vedono di capirsi. Il punto non è ascoltare, ma il fatto di essere lì. Ci sono gli incontri, frenetici e spezzettati, tra uno stand e l'altro, con l'incessante onnipresente eco di frasi passi risate, pianto di bimbi e selfie tra amici, mordicchiare di panini e palloncini svolazzanti, volantini e musica, pulviscolo di frasi e suoni, tutto in un'onda continua di libri che si spostano di mano in mano, di scaffale in scaffale. Non mi interessa parlare delle considerazioni affaristiche degli editori, ma pensare ai lettori, che ritrovano, dentro a quel salone, chi ha inventato e raccontato le storie che hanno amato o stanno amando: scoprono pure che si tratta di gente molto normale ma ahime assai convinta di non esserlo affatto. Il Salone è una forma contemporanea di bolgia infernale, con tanto di app e illustri partecipanti. E come tutte le bolge ha il fascino ed il magnetismo che il paradiso se li sogna, e così continuiamo a frequentarlo, come in una caotica e frammentata gita. Al Salone si ritrovano vecchi amici: Giorgio Vasta, qui con Aldo Nove per "Anteprima Mondiale", ed. La Nave di Teseo
mercoledì 27 aprile 2016
E improvvisamente tacque
Ho conosciuto e amato subito di amore assoluto e imperituro Lev Tolstoj a 14 anni, e mi è naturale cercare di tenere a mente quanto ha scritto, farne tesoro, provare a imparare da lui tecniche narrative, e poi vita, persone, fatti, esempi, caratteri, idee, incoerenze, insuccessi, umane meschinità e debolezze.
Lev Tolstoj
Mi ero ripromessa che qui non avrei scritto citazioni se non in casi particolari, ma questa citazione, in particolare la sua chiusura, credo sia uno dei moniti più importanti che si possano ricordare.
«Sì, tutto è stato come non avrebbe dovuto essere», si disse, «ma non importa. Si può, si può fare come dovrebbe essere. Ma come dovrebbe essere?» sì domandò, e improvvisamente tacque.
Lev Tolstoj, La morte di Ivan Il’ič
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